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25 ottobre 2005
L'isola dei NON famosi
Il titolo è volutamente provocatorio e, nelle finalità, anche polemico. E mi è venuto d’istinto quando ho letto che il programma televisivo “L’isola dei famosi” della scorsa settimana, ha superato il 40% di share, un vero record di ascolti. Ora, non da oggi, tutti i programmi del genere reality show mi vanno particolarmente di traverso, non li posso soffrire e non riesco proprio a guardarli, nemmeno per curiosità o per aggiornamento professionale. Ho provato, al massimo in passato ho resistito a qualche mezza puntata, poi sempre di meno; adesso non arrivo al minuto, cambio canale prima. Orbene “L’isola dei famosi” della Rai (ma è la stessa cosa “La talpa” di Mediaset) sono i programmi che più mi danno sui nervi perchè ci fanno vedere un gruppo di personaggi più o meno famosi che, volontariamente (ma va!) cercano di salire o di tornare alla ribalta fingendo di patire le pene dell’inferno (a volte anche con prove, sic!, di particolare pericolosità) su spiagge abbandonate di Paesi lontani, dell’Africa o dei Caraibi. Ovviamente ripresi, e dunque circondati, giorno e notte dalle telecamere e dunque da uno stuolo di tecnici e compagnia bella. Oltretutto chi vince, alla fine intasca anche un discreto gruzzoletto di centinaia di milioni di euro (e scusate se è poco). A questo punto, e soprattutto di fronte al grande successo di pubblico che si appassiona alle terribili esperienze, alle disavventure, alle dure prove, ai volti segnati e rigati a volte anche di lacrime, mi chiedo e chiedo se non abbiamo davvero gettato il cervello all’ammasso, se non ci siamo fatti irretire e abbindolare sino all’istupidimento collettivo. È vero, basta cambiare canale, ed è l’unico ed il miglior consiglio. Ma per reazione mi sono venuti in mente proprio i missionari, ovvero tutta quella gente che non da oggi ma da secoli lascia davvero tutto quello che ha e parte per “l’isola dei non famosi” per l’appunto, posti sperduti in ogni angolo del mondo, dove resta per anni, per decenni, per tutta la vita, e spesso vi riposa anche per l’eternità. Gente, e sono uomini e donne, giovani e anziani, preti e suore ma non solo perchè ci sono sempre e più numerosi anche i laici, che non ha in mente progetti particolari, ideologie politiche, strategie di mercato, indagini sociologiche e/o psicologiche, ricerche bio, crio, tecno, nano e altre diavolerie. É gente che, nella stragrande maggioranza dei casi, vuole vivere e condividere la povertà, la miseria, la malattia, la mancanza di istruzione, l’ingiustizia, di altra gente che ha avuto la ventura (o la sventura, che spesso non sa nemmeno essere tale) di nascere in una parte del mondo non evoluto, non avanzato, non industrializzato, non ricco, non acculturato. É gente che, nella stragrande maggioranza dei casi, lascia tutto e parte solo per annunciare, ma soprattutto vivere nella sua radicalità, nella sua interezza, nella sua Verità, il Vangelo di Gesù Cristo. Testimoni di fede, testimoni di speranza, testimoni di carità, li hanno chiamati e li chiamiamo in tutti i modi i missionari, ma sono gente comune, non sono personaggi famosi, non sono idoli e miti, non sono vip, non sono protagonisti, non sono facce da copertina o da televisione. Sono persone, nomi, volti della porta accanto, il figlio di, il fratello di, la sorella di, lo zio di, la zia di, la cugina di, il nipote di. Sono persone che però ad un certo punto della loro vita prendono su e partono senza sapere spesso se avranno un tetto dove ripararsi, se avranno da mangiare, se troveranno da dormire. Sono persone che spesso rischiano, e lo sanno perfettamente, anche la vita e talvolta anche la perdono per la guerra, per la violenza che regna sovrana nelle terre sperdute dove si recano. Sono persone che spesso e volentieri finiscono nel dimenticatoio, abbandonate e sconosciute anche alle comunità cristiane, alle stesse parrocchie, ai preti come ai laici. Sono persone che al massimo hanno e trovano il sostegno di qualche gruppo missionario, di qualche associazione, di qualche parroco particolarmente sensibile. Eppure sono i maggiori esperti di povertà, di effetti della globalizzazione, di fanatismi religiosi, di inculturazione, di flussi migratori, di sviluppo e sottosviluppo, di fame e di sete nel mondo, di guerre e di ingiustizie, di diritti umani, di rivolgimenti sociali e politici, in una parola di umanità. Ne sanno sicuramente di più e meglio di tanti professori e dottori e cattedratici e superlaureati e conferenzieri che tengono banco in convegni, dibattiti, su giornali, radio e televisioni. Ma di loro, se va bene, ma se va proprio bene, ci si ricorda al massimo una volta all’anno (o quando tornano a casa, ma non sempre e non tutti, per riposare, per tirare il fiato, per trovare qualche aiuto, o per curarsi) ovvero quando c’è la giornata missionaria mondiale. Domenica la Chiesa celebrerà a livello universale l’appuntamento con particolare solennità. A Roma in piazza San Pietro il Papa Benedetto XVI concluderà il sinodo dei Vescovi e anche l’anno speciale dell’Eucarestia indetto dal suo predecessore Giovanni Paolo II che nel messaggio per la giornata missionaria mondiale ha definito non a caso i missionari “pane spezzato per la vita del mondo”. Ovviamente riusciremo a dare un’occhiata, a prestare un attimo di attenzione e, se andremo a messa, ascolteremo, forse, un’omelia ad hoc e frugheremo in tasca alla ricerca di qualche spicciolo supplementare per un’offerta. Per il resto avremo altro da fare, pensare, ascoltare, vedere. Perchè un programma su “L’isola dei non famosi” non lo farà e non lo trasmetterà mai nessuno. Anche perchè una troupe televisiva che raggiungesse un missionario in qualche angolo del pianeta correrebbe il rischio di sentirsi dire “non ho tempo, ho altro e ben più importante da fare”. Luigi Losa
P. S. In una città come Monza che ha decine e decine di missionari e non solo religiosi ma anche volontari laici, e dove si fa di tutto e di più in ogni campo, possibile che non si riesca a promuovere, da parte dell’amministrazione comunale, un bando per il finanziamento di progetti nei Paesi sottosviluppati sostenuti e realizzati da chicchessia, così come avviene lodevolmente in qualche Comune della Brianza? E già che ci siamo cosa e quanto dobbiamo aspettare ancora per avere l’adesione del Comune di Monza (così come degli altri Comuni della Provincia nuova) al “sogno di Giuseppe”, ovvero un pozzo d’acqua in Africa per ogni Comune della Brianza? E visto che “il sogno di Giuseppe” è nato all’ombra dell’Arengario (luogo non a caso quantomai simbolico) in occasione della consegna dei Giovannini d’oro, perchè non assegnare il prossimo anno un riconoscimento collettivo proprio a tutti i missionari (laici ovviamente compresi)? É una proposta ed una candidatura ufficiale e formale.
| inviato da il 25/10/2005 alle 10:24 | |
28 settembre 2005
Attacco ai.....manifestanti!
"Truppe aviotrasportate si sono infatti calate sul ponte della Pascal Paoli l'imbarcazione «rubata» dai suoi marinai, per protesta contro la privatizzazione della compagnia di Stato Sncm per cui lavorano, per riprenderne il controllo con la forza. Cinque elicotteri dei gruppi speciali del Gign sono apparsi nel cielo di Bastia: immediatamente una trentina di uomini armati fino ai denti e vestiti di nero, si sono calati dalle funi per riprendere il possesso dell'imbarcazione. Dopo pochi minuti le truppe avevano ripreso il controllo della nave, che ora si sta dirigendo verso il porto di Tolone. Nel frattempo il leader indipendentista corso e deputato dell’Assemblea corsa Jean-Guy Talamoni ha chiesto «la liberazione e la fine delle persecuzioni» contro i marinai del Sindacato dei lavoratori corsi (Stc) che hanno dirottato la nave. Talamoni ha parlato davanti alla stampa nel corso di una manifestazione di nazionalisti corsi che protestavano contro l’assalto, ordinato dal primo ministro Dominique de Villepin, e sferrato da reparti speciali del Gign contro il cargo "Pascal Paoli"."
Ma bravi i compagni francesi, se questo atteggiamento prende piede anche in Italia i bravi Agnoletto e No-global devono stare attenti, potrebbero trovarsi in casa le teste di cuoio!!
| inviato da il 28/9/2005 alle 19:19 | |
21 settembre 2005
E via, partono i corsi 2005-2006
"Lap dance per casalinghe, combattimenti celtici, merletto, fitness neuronale, tecnica della pizza e una sfilza di arti marziali da ogni angolo del mondo. Come in un grande ritorno a scuola, a ottobre si mobilita l'esercito degli allievi di ogni età. Per combattere la noia..... Il terrore dell'autunno grigio che rende flaccidi i corpi e cupe le menti arriva puntuale a metà settembre. Ed è allora che scatta, spasmodica, la ricerca del magico opuscoletto, rassicurante come un sussidiario delle elementari fin dal titolo: Corsi 2005-2006. Con la diligenza che un tempo si riservava al libro di testo, un bizzarro e variegato popolo di aspiranti ceramisti, ninja, samurai, chef, sommelier, arcieri, meditatori trascendentali, riflessologi plantari, restauratori, iridologi, skipper, agopunturisti, cartomanti e perfino spogliarellisti recupera l'antico entusiasmo del primo giorno di scuola.... Non penserete mica ai banalissimi karate e judo? Qui c'è da districarsi tra kyudo, tecniche di arco antico giapponese in 20 ore per attivare il «perfetto controllo della propria gestualità»; e krav maga, corso di autodifesa antiterroristica israeliana tenuto da un capo delle unità operative dell'esercito di Tel Aviv. Uno che non ha potuto tenere i soliti stage estivi perché doveva sgomberare la Striscia di Gaza. C'è il corso «di bastone a due mani di scuola francese» per darsele di santa ragione come andava di moda nel XVIII secolo. E via, l'elenco continua con ogni possibile specializzazione sportiva, artistica o intellettuale."
Io personalmente mi sono iscritto a un corso per diventare assaggiatore di vini all'ONAV. E voi?
| inviato da il 21/9/2005 alle 19:20 | |
16 settembre 2005
Nazionalismi e uguaglianza dei diritti
Non sono solito postare un intero articolo, ma oggi quello di Panebianco sul Corsera merita di essere letto tutto:
"I palestinesi godono, in Europa, di amicizie estese. Le loro sofferenze hanno commosso, più di quelle di altri popoli oppressi, tanti europei. Però gli amici europei dei palestinesi non li aiutano quando, anziché incalzarli, ne giustificano qualunque azione. E' rappresentativa dei sentimenti di tanti, ad esempio, l'opinione di Piero Sansonetti (Liberazione), secondo cui nelle sinagoghe bruciate a Gaza non c'è nulla di male e chi non è d'accordo è un «razzista». Ma l'indulgenza per tutto ciò che i palestinesi fanno non è una buona medicina. Può anche contribuire alle loro future disgrazie. Esiste una stretta relazione fra le caratteristiche dei movimenti di liberazione nazionale e quelle degli Stati a cui quei movimenti danno vita.
Data la natura del movimento di liberazione palestinese è possibile immaginare come sarà lo Stato palestinese che, come è giusto, prima o poi dovrà nascere? C'è il rischio che un tale Stato, se i gruppi politici palestinesi non si emenderanno di certi vizi, diventi una satrapia corrotta e sanguinaria, simile a tante altre. I cittadini palestinesi passerebbero dall'occupazione israeliana all' oppressione di bande armate «autoctone ».
In sostanza, o Abu Mazen riesce a bonificare le istituzioni della società palestinese, rimediando a tutto ciò che Arafat aveva così mal fatto, oppure la sorte dei palestinesi sarà segnata: li attenderà in ogni caso, ancora una volta, un destino di oppressione e sofferenze.
I movimenti nazionalisti possono essere di tipo civile oppure etnico. Il nazionalismo «civile», pur non mancando della dimensione etnica (o religiosa), si caratterizza per il fatto di non volere una patria qualsiasi, ma uno Stato che assicuri uguaglianza di diritti ai suoi appartenenti. Poiché proprio la mancanza di uguaglianza di diritti (negata ai membri di quel gruppo nazionale da altri Stati) ha fatto nascere questa forma di nazionalismo e lo ha spinto a fondare un nuovo Stato. Così si formarono molti Stati occidentali, e lo Stato d'Israele stesso, con la sua democrazia e l'uguaglianza di diritti degli israeliani. Poi ci sono i (più numerosi) nazionalismi puramente etnici. Qui la patria è voluta a prescindere dai diritti di cittadinanza: si tratta solo di dare a una specifica etnia il suo Stato. La mancata considerazione dei diritti di cittadinanza sfocia in uno Stato oppressore. Il fatto che nel nazionalismo palestinese sia prevalente la dimensione etnica dipende dalle caratteristiche dei suoi iniziatori.
Arafat non era un Mazzini né un Ben Gurion. In Europa si è sempre glissato sul fatto che Arafat fosse diventato uno degli uomini più ricchi del Medio Oriente. Le sue inclinazioni, e quelle dei suoi più stretti compagni d'arme, lo portarono a creare un sistema di potere fondato su violenza e corruzione. Una volta data agli israeliani la loro parte di colpe, resta il fatto che fu soprattutto responsabilità di Arafat se nel periodo di pace e di autonomia seguito agli accordi di Oslo non nacquero istituzioni sane, tali da prefigurare un futuro Stato palestinese, sano a sua volta.
Gli amici europei dei palestinesi, anziché giustificare sempre tutto, dovrebbero aiutarli a lavorare per la costruzione di uno Stato «decente ». Abbandonando Gaza, Sharon ha dato ai palestinesi una opportunità. Se la sprecheranno, non potrà cadere su altri la colpa."
| inviato da il 16/9/2005 alle 8:55 | |
9 settembre 2005
Effetto serra e antiamericanismo
"L’ignoranza e le bugie dell’antiamericanismo camminano insieme. I presidenti repubblicani sono guerrafondai. Eppure le guerre negli States le hanno cominciate quasi sempre presidenti democratici, compresa l’icona della sinistra italiana, John Fitzgerald Kennedy. Era il Vietnam, continuò Johnson. La Casa Bianca ha inviato i suoi soldati a fare la guerra al terrorismo, cioè per il petrolio, per questo non ce n’erano da mandare in soccorso di New Orleans. Ma gli Usa sono una federazione di Stati sovrani, se non glielo chiede il governatore, il presidente non può fare proprio nulla, e, nel caso di Katrina, non solo non c’è stata richiesta, c’è proprio stato un rifiuto. Il sindaco nero e democratico, che ora giustamente piange, il governatore, donna e democratica, che sembra più corretta nelle reazioni, hanno detto grazie no, facciamo da soli. Non erano in grado di fare da soli. E la Guardia nazionale, ottomila uomini presenti sul posto – in Iraq e Afghanistan ne hanno mandati meno di quattromila – la comandano loro, non il presidente. Ah, l’antiamericanismo. Capaci di dire che il governatore della Banca Federale, il grande Alan Greenspan, che cominciò con Reagan, continuò con il vecchio Bush, trionfò con Clinton e conclude con il giovane Bush, salutato con onori e rimpianto bipartisan, abbia fatto la fine che forse, forse, farà Antonio Fazio." Una parte significativo dell'articolo di Maria Giovanna Maglie, mentre continua Andrea Monti: "Con il melmoso camposanto a cui è ridotto il cuore nero dell’America. Vi risponderà che è ora di prosciugare l’alluvione dei luoghi comuni. Di abbandonare il politically correct tra i rifiuti e le violenze del Superdome. Di affrontare la vera emergenza che minaccia il pianeta e la nostra politica. L’ecologia umana precede l’ecologia ambientale: l’urgenza della prima è evidente, la scientificità della seconda si consuma nel dubbio delle sue apocalittiche predizioni. Mentre ancora non torna il conto dei morti, la stampa già individua due sicuri colpevoli: George Bush, che ha lasciato crepare i poveri neri, e le devastanti conseguenze dell’effetto serra. Sono due polemiche superficiali, disinformate e quindi ugualmente idiote.........È tanto facile addossare la colpa a Bush quant’è comodo dimenticare che il governatore della Lousiana è democratica clintoniana. E il sindaco nero di New Orleans, che pure ha detto «andatevene o morirete», si è scordato di predisporre i bus per l’evacuazione dei disgraziati, bianchi e neri, che vivevano sotto gli argini di terra costruiti dal genio militare negli anni Cinquanta e mai ammodernati dalla sua amministrazione."
P.S. Segnalo questa bella iniziativa
| inviato da il 9/9/2005 alle 9:19 | |
6 settembre 2005
Matrix.......revolution?
Ieri sera, dopo una lunga attesa, è partito il nuovo programma di Mentana, “Matrix”. Il nome promette bene visto il grande successo dell’omonimo film, infatti già il primo argomento trattato è un fatto di attualità molto scottante che sta tenendo parecchi italiani col fiato sospeso, visto che tocca diversi settori come la politica, l’economia fino ai gossip estivi. Si tratta del caso Fazio di Banca Italia fino al caso Ricucci – Falchi e la scalata a RCS. Sicuramente la scenografia è bella, moderna direi quasi futuristica, ma il caro Mentana, forse galvanizzato dagli applausi iniziali, ha dato poco spazio sia agli ospiti che agli inviati e in alcuni casi anche interrompendo le loro risposte. Ha cercato di essere un po’ ironico e un po’ pungente, ma forse era un po’ troppo forzato, andrà meglio nelle prossime puntate. E’ stato comunque molto interessante anche se, come era prevedibile, ricalca un po’ lo stile di “Porta a porta”, ma almeno ci siamo tolti Maurizio Costanzo che da un bel po’ di anni a questa parte era diventato inguardabile. Per chiudere l’articolo faccio l’augurio a Mentana con la battuta di inizio programma di Giulio Tremonti che nel periodo in cui persero le loro rispettive cariche (uno come direttore del tg5 e l’altro come ministro dell’economia) si erano dati appuntamento all’isola dei famosi: “Caro Mentana, anche quest’anno fanno l’isola dei famosi”.
| inviato da il 6/9/2005 alle 9:41 | |
1 settembre 2005
Una regia diabolica dietro la strage di Bagdad
E' il più grave attentato terroristico della Storia che ha visto la gran parte delle vittime soccombere non per gli effetti dell’attentato ma per il panico prodotto dalla paura che esso potesse verificarsi. La strage di circa un migliaio di sciiti in Iraq è frutto di una diabolica regia di Al Qaeda che ha impiegato pochi colpi di mortaio, cibo avvelenato e provocatori di professione. È una strage che conferma come nella fenomenologia del terrorismo la devastazione psicologica abbia maggior peso della capacità di uccidere..........
Questo terrorismo mira indubbiamente a destabilizzare il difficile fronte interno, sabotare il neonato processo di democratizzazione, far esplodere la guerra civile tra le molteplici etnie e confessioni che condividono l'identità nazionale irachena. Ebbene bisogna nuovamente dar atto ai dirigenti religiosi e politici sciiti di possedere un alto senso dello Stato e una profonda maturità politica nella loro determinazione a non prestarsi alla facile sollecitazione della vendetta, a non cadere nella trappola insita nell’odiosa trama del terrore che vorrebbe far appunto scatenare lo scontro interno tra sciiti e sunniti.............
Qui in Italia e altrove rendiamoci finalmente conto che coloro che massacrano indiscriminatamente i civili sono terroristi aggressivi, non «resistenti» reattivi. Non sono il prodotto di una guerra di occupazione «ingiusta», all'opposto sono i nemici del popolo iracheno che nella sua maggioranza è stato ben lieto di essersi liberato della dittatura e crede sempre più nella libertà e nella democrazia. Il partito dei catastrofisti si rassegni: saranno travolti, insieme ai terroristi, dalla determinazione del popolo iracheno............
Il sempre e il solo Magdi Allam (quì tutto l'articolo)
| inviato da il 1/9/2005 alle 9:8 | |
29 agosto 2005
Chi vuole veramente la pace?
Dopo il ritiro israeliano da Gaza il terrorismo palestinese torna a colpire usando la "solita" strategia del kamikaze provocando cinquanta feriti di cui due in gravissime condizioni. Il gruppo armato della Jihad islamica aveva minacciato di compiere attentati contro Israele dopo l'uccisione a Tulkarem, in uno scontro a fuoco con l'esercito israeliano di un suo comandante locale e di quattro miliziani. Gli israeliani avevano tentato di arrestare i palestinesi e da qui ne è nato lo scontro in cui sono rimasti uccisi, sembra, due civili. Sarebbe stata dunque una ritorsione suffragata anche da un video diffuso via internet nel quale il capo militare di Hamas due giorni fa, aveva affermato che per Israele sarà l'inferno anche dopo il ritiro dai territori. Mentre Sharon compie un ottimo passo verso la pace, da parte delle autorità palestinesi non sono state prese misure severe contro i terroristi. Chi vuole veramente la pace?
| inviato da il 29/8/2005 alle 9:38 | |
24 agosto 2005
Ci vuole coraggio per ritirarsi
Il titolo del bellissimo articolo di Giuliano Ferrara sintetizza l'opera portata avanti da Sharon, ecco alcuni passi dell'articolo: "Il ritiro unilaterale dei coloni israeliani dalla Striscia di Gaza è una scelta politica benedetta, che solo un colosso della forza e della passione come Ariel Sharon poteva ideare, progettare, guidare nel dolore e nelle lacrime." "Sbaglia per cecità e distrazione morale chi giura che i coloni sono soltanto degli estremisti fanatici, inviati in mezzo ai palestinesi dalla destra del Likud per imporre la regola di un piccolo imperialismo regionale." "...i coloni non sono un’aristocrazia razziale insediata in mezzo alla povertà araba per umiliarla, ma un pezzo del sionismo, un arto di Israele che viene amputato per ragion di stato e per costruire, se non la pace oggi imprevedibile, una tregua possibile nel massacro terrorista e nella spirale della violenza." "La pace verrà quando gli ebrei in minoranza tra gli arabi saranno trattati con la stessa civiltà multietnica e multiculturale con cui vengono trattati gli arabi di minoranza titolari di ogni diritto in terra di Israele." (Quì trovate tutto l'articolo)
| inviato da il 24/8/2005 alle 16:10 | |
28 luglio 2005
La bella Sabrina!

La nostra bella Sabrina dopo aver sostenuto il SI ai precedenti referendum sulla procreazione assistita, rienpiendo le strade di slogan con la sua bella faccia dicendo "fecondazione assistita, la farei senza dubbio", ora ritratta tutto dicendo che non si accanirebbe mai per avere un figlio e che preferisce adottarlo. Dice: "A Settembre sarò madre ma senza pancione, adotterò un figlio." E brava la nostra Sabrina!!
| inviato da il 28/7/2005 alle 10:11 | |
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